Fiore, crosta e rivestimento: gli strati di una pelle conciata
Una pelle bovina non è un materiale uniforme. Ha una faccia esterna compatta, un interno fibroso e, dopo la lavorazione, spesso una rifinitura in superficie. Ognuno di questi elementi cambia il nome che il materiale può portare, in cinese e in italiano.
Il fiore: pori, grana e la parte più compatta
Il fiore è la faccia esterna della pelle, quella dove crescevano i peli. Al microscopio è un intreccio di fibre di collagene molto fini e fitte; a occhio nudo si riconosce dai pori, i piccoli fori lasciati dai follicoli, distribuiti in modo irregolare. È la parte che resiste meglio all'usura superficiale e che invecchia formando una patina, ed è anche la parte che mostra i difetti dell'animale: graffi, punture d'insetto, pieghe del collo.
Per questo il fiore è prezioso e, insieme, scomodo per chi produce in grandi quantità. Una pelle con il fiore intatto deve essere bella così com'è; se ha troppi segni, la conceria può correggerla, e da quel momento non è più pieno fiore anche se resta lo strato superiore.
In cinese il fiore si chiama di solito 粒面 lìmiàn, «superficie a grana», e l'espressione 全粒面 quán lìmiàn indica il fiore intero, mai smerigliato.

Sotto il fiore: fibre che si allargano verso la carne
Scendendo nello spessore, le fibre diventano più grosse e più larghe, e si intrecciano in fasci che corrono in tutte le direzioni. È questa parte, il derma vero e proprio, a dare alla pelle la resistenza allo strappo. Verso il lato carne, cioè la faccia che stava a contatto con l'animale, l'intreccio si fa più lasco e la superficie, se la guardi, è vellutata e senza disegno.
Una cintura o una borsa fatta con il fiore porta con sé anche una parte di queste fibre: lo strato superiore non è una pellicola, ma un foglio con il fiore sopra e il derma sotto. La crosta, al contrario, è fatta solo di fibre del derma, senza fiore.
Quando vedi il bordo tagliato di una cinghia non dipinta, è proprio questo passaggio che si nota: una linea più compatta in alto e una zona più aperta in basso.

La spaccatura: una pelle, due fogli
Una pelle bovina è troppo spessa per quasi tutta la pelletteria. Per ridurla le concerie la fanno passare in una spaccatrice, una macchina con una lama a nastro che la taglia in orizzontale, parallela alla superficie. Escono due fogli: quello superiore con il fiore e quello inferiore, la crosta. A volte, da pelli molto spesse, si ricava più di una crosta.
Il decreto italiano tiene conto di questa operazione già nella definizione di cuoio: anche il materiale ottenuto da pelli «tagliati in strati o in segmenti, prima o dopo la conciatura» resta cuoio. In altre parole, per la legge italiana la crosta è cuoio a pieno titolo; quello che non può essere è «cuoio pieno fiore».
In cinese i due fogli si chiamano 头层 tóucéng e 二层 èrcéng, primo e secondo strato. Chi traduce automaticamente vede due volte «pelle» e perde la differenza che conta.

Sfioratura e smerigliatura: quando il fiore viene corretto
Se il fiore ha troppi difetti, la conceria lo passa sotto una carta abrasiva o un rullo smerigliatore che ne asporta una parte. La superficie diventa uniforme ma perde il disegno naturale dei pori; per dargliene uno nuovo, di solito si stende una rifinitura pigmentata e si imprime una grana artificiale con una piastra calda.
Il risultato in cinese si chiama 修面 xiūmiàn, «superficie ritoccata». Resta il foglio superiore della pelle, quindi resta cuoio, ma per il decreto non può più dirsi pieno fiore: la definizione richiede che il materiale mantenga la grana originaria «senza che nessuna pellicola di superficie sia stata eliminata mediante sfioratura, scarnatura o spaccatura».
Una smerigliatura leggera dà anche superfici vellutate come quella che in commercio si chiama nubuck; in cinese compare spesso come 磨砂 móshā.

La rifinitura e le due soglie dello spessore
Quasi tutta la pelle in commercio riceve una rifinitura: tinture, pigmenti, cere, a volte una pellicola vera e propria incollata sopra. Il decreto non vieta niente di tutto questo, ma misura lo spessore dello strato aggiunto.
Fino a 0,15 millimetri di rivestimento il materiale resta «cuoio» o «pelle». Oltre 0,15 millimetri, e finché il rivestimento non supera un terzo dello spessore totale, il nome diventa «cuoio rivestito» o «pelle rivestita». Oltre un terzo, nessuna delle due definizioni è soddisfatta.
Un esempio di calcolo, solo per capire l'ordine di grandezza: su una cinghia spessa 1,2 millimetri un terzo vale 0,4 millimetri. Una rifinitura da 0,1 lascia il cuoio, una da 0,3 lo rende rivestito, una da 0,5 lo porta fuori dalle definizioni. Nessuna foto ti mostra questi decimi di millimetro; servono strumenti, ed è il lavoro dei laboratori citati dal decreto.
Se il cuoio ha uno strato di rivestimento, indipendentemente da come sia stato applicato, o uno strato accoppiato a colla, tali strati non devono essere superiori a 0,15 mm.

Pieno fiore, fiore corretto, crosta rifinita: tre superfici affiancate
Messe una accanto all'altra, le tre superfici si distinguono meglio di quanto si distinguano da sole in foto. Il pieno fiore ha pori irregolari e piccole differenze da un punto all'altro. Il fiore corretto ha una grana regolare, ripetuta, a volte troppo perfetta. La crosta rifinita ha spesso una superficie liscia o stampata sopra un bordo molto fibroso.

Questi segni sono indizi, non prove. Una stampa ben fatta imita i pori, e un pieno fiore molto rifinito può sembrare uniforme. Per questo nelle inserzioni conta la parola scritta dal venditore e, se l'acquisto è importante, una foto ravvicinata del bordo.
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