Dal cinese all'italiano: le parole della pelle nelle inserzioni
Le parole che i negozi cinesi usano per la pelle, una per una: come si leggono, che cosa indicano di solito e a quale termine italiano corrispondono secondo il decreto n. 68 del 2020.
头层 e 二层: il foglio di sopra e quello di sotto
头层 tóucéng significa letteralmente «primo strato». Nelle inserzioni indica il foglio superiore di una pelle spaccata, quello con il fiore. Lo trovi quasi sempre in coppia con l'animale: 头层牛皮, primo strato di pelle bovina, è una combinazione comune nei titoli di cinture, borse e portafogli.
二层 èrcéng, «secondo strato», è la crosta. Da sola ha una superficie vellutata; per l'uso in pelletteria di solito riceve una rifinitura o una pellicola, e allora nelle descrizioni compaiono espressioni come 二层贴膜 o 贴膜二层, crosta con pellicola.
Due avvertenze. Primo: 头层 non vuol dire pieno fiore, perché anche un fiore smerigliato e rifinito è primo strato. Secondo: per il decreto italiano entrambi i fogli sono cuoio; la differenza la fanno il fiore e lo spessore della rifinitura, non il nome del foglio.

真皮 e 牛皮: l'origine animale, non lo strato
真皮 zhēnpí vuol dire «pelle vera». È la parola che un negozio usa per distinguere la pelle animale dai sintetici, e in questo è utile. Ma non specifica lo strato: una borsa in crosta rifinita è 真皮 quanto una in pieno fiore.
牛皮 niúpí indica l'animale, il bovino, e come 真皮 non dice niente sullo strato. Allo stesso modo trovi 羊皮 per ovini e caprini e 猪皮 per il suino, usato anche nelle fodere interne di scarpe e borse.
Quando un'inserzione dice soltanto 真皮 o soltanto 牛皮, la domanda utile al venditore è una sola: 头层还是二层, primo o secondo strato. In italiano, 真皮 corrisponde a «pelle» o «cuoio» in senso generale; non diventa mai «pieno fiore» per conto suo. L'espressione «vera pelle», così comune nei negozi, non è tra quelle definite dal decreto.

全粒面 e 修面: il fiore intero e il fiore ritoccato
全粒面 quán lìmiàn è il fiore intero, mai smerigliato: la superficie mostra i pori naturali e tutte le piccole irregolarità dell'animale. È l'equivalente di «cuoio pieno fiore», l'unica espressione del decreto che descrive la superficie e non solo il materiale.
修面 xiūmiàn è il fiore corretto: smerigliato per togliere i difetti, poi rifinito e quasi sempre stampato con una grana artificiale. È primo strato, è cuoio, ma non è pieno fiore. A metà strada trovi a volte 半粒面 bàn lìmiàn, «mezza grana», usato per un fiore smerigliato leggermente; i negozi non sono concordi sul confine tra le due parole.
Se un'inserzione di cintura dice 头层 e non dice 全粒面, è prudente pensare a un fiore corretto finché il venditore non dice altro. Non è un difetto in sé: è un materiale diverso, più regolare e di solito meno caro.

Microfibra e PU accanto al fiore
超纤 chāoxiān è l'abbreviazione di 超细纤维, microfibra: un tessuto non tessuto di fibre sintetiche molto sottili, impregnato e rifinito con poliuretano. Al tatto e in foto può somigliare molto alla pelle; non viene da un animale.
PU皮 PU pí è un tessuto spalmato di poliuretano; 人造革 rénzào gé, alla lettera «cuoio artificiale», nell'uso commerciale indica di solito un tessuto spalmato di PVC. Tutti e tre portano nel nome cinese il carattere 皮 o 革, che la traduzione automatica rende con «pelle». È la trappola più comune per chi compra dall'Italia.
Per il decreto questi materiali non possono usare nessuno dei termini, nemmeno dentro una parola composta: l'articolo 3 vieta «cuoio» e «pelle» anche «con prefissi o suffissi in altre parole». Non sono materiali peggiori in assoluto, sono materiali diversi, con un altro prezzo e un'altra durata.

Rigenerato di fibre di cuoio: la parola giusta per 再生皮
再生皮 zàishēng pí, «pelle rigenerata», è un materiale fatto con ritagli e scarti di pelle conciata ridotti in fibre o in polvere e poi legati di nuovo in fogli con un collante. Di solito si trova su cinture economiche, fodere, contrafforti e retri di portafogli.
Il decreto italiano lo nomina in modo preciso: «rigenerato di fibre di cuoio». Le condizioni sono due, entrambe scritte nell'articolo 2: il foglio non può chiamarsi cuoio, e prende quel nome solo se contiene almeno il 50 per cento in peso di fibre di pelle secca. Sotto quella quota non spetta nessuno dei termini.
Definizione di «rigenerato di fibre di cuoio»
il materiale con un contenuto minimo del 50 per cento in peso di fibre di pelle secca, in cui la cute conciata è disintegrata meccanicamente o chimicamente in particelle fibrose, piccoli pezzi o polveri e, successivamente, con o senza la combinazione di legante chimico, trasformata in fogli.

Finiture con un nome proprio: 油蜡, 疯马, 荔枝纹, 漆皮
Molte parole delle inserzioni non indicano uno strato ma una finitura. 油蜡皮 yóulà pí è la pelle trattata con oli e cere, che si schiarisce quando la pieghi; 疯马皮 fēngmǎ pí, «cavallo pazzo», indica una finitura simile, con effetto anticato e striature. Sono quasi sempre applicate su un primo strato, ma la parola da sola non lo garantisce.
荔枝纹 lìzhī wén, «grana di litchi», è un disegno a rilievo largo e morbido, spesso stampato su fiore corretto. 压纹 yāwén, con il suffisso 纹 di «disegno», copre tutte le stampe: a coccodrillo, a struzzo, a serpente. Indicano un'impronta, non l'animale.
漆皮 qīpí è la superficie verniciata e lucida. Può stare su cuoio o su un sintetico; se la base è cuoio, è lo spessore della vernice a decidere tra «cuoio» e «cuoio rivestito».

Un glossario da tenere accanto alla traduzione
Le parole di questa pagina in un solo prospetto, con la pronuncia in pinyin, il significato più comune nelle inserzioni e la dicitura italiana che il decreto consente, quando la consente. La colonna «dipende» segnala i casi in cui servirebbe una misura che nessuna inserzione riporta.
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